Felicemente Prosecco!

Prosecco batte Champagne. Se ne parla da mesi e la conferma è arrivata in questi giorni dal centro di analisi americano Iri: non è solo una vittoria di numeri nell’export italiano ma anche nel guadagno complessivo che ne è derivato. Ne siamo tutti contenti, per il bene dell’economia nazionale, consapevoli che non sarà questo traguardo a spostare, nemmeno di un millimetro, (anzi, se possibile lo accentuerà ancora di più) il divario tra i sempre più ricchi che magari spendono in una grande etichetta più per il prestigio che l’accompagna – ve lo ricordate il Richard Gere di Pretty women? – che per il piacere che ne ricavano, e quelli che, pur di bere “bollicine” semplicemente si accontentano. Dico questo perché, come ben sanno tutti gli amanti del vino, se è vero che una grande bottiglia spesso può costare molto cara, questo non avviene sempre e, soprattutto, non necessariamente. Dipende. Da tanti fattori: complessi, diversi tra loro, oggettivi e soggettivi e quindi talora sfuggenti. Però dipende. Il Prosecco, per esempio, potrebbe proprio essere la buona occasione per tentare finalmente un serio lavoro di conoscenza del vino rivolto ai giovani, che ne sono i principali fruitori, e – perchè no? – anche…

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OSIRIS: Parigi val bene una mostra!

Entrate e lasciatevi catturare. Dal suggestivo allestimento innanzitutto, che suggerisce l’illusione del fondo marino dove la maggior parte delle opere esposte ha dormito per secoli; poi dal mistero affascinante del mito di Osiride, qui raccontato con l’efficace, invidiabile, semplicità propria dell’école française; e infine dall’eccezionale bellezza di tutto quello che troverete esposto, dai reperti recuperati nello scavo a quelli già noti, provenienti da musei o collezioni, che vengono loro intelligentemente affiancati per completarne e sottolinearne il senso. “OSIRIS – Mysteres engloutis d’Egypte”, visitabile all’Institut du Monde Arabe di Parigi ancora fino al 31 gennaio 2016, è sicuramente tra le mostre più singolari e interessanti che mi sia capitato di vedere quest’anno, anche se confesso di esserci capitata quasi per caso, girovagando senza una meta precisa in una soleggiata e fresca mattinata autunnale. L’esposizione prende origine dallo scavo, iniziato nel 1997, del sito archeologico di Thonis-Heracleion e della città di Canopi nella baia di Aboukir, in Egitto, non lontano da Alessandria. Sommersi da un terremoto circa 1200 anni fa, e tuttora in fondo al mare, templi e abitazioni hanno restituito, grazie al poderoso lavoro degli archeologi subacquei documentato dagli avvincenti filmati intervallati qua e là nelle sale, tutto quello che il…

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Mangiare a Parigi: pranzo in moschea, cena in capanna

Una bellissima giornata parigina, sole e vento freddo dall’océan giusto per ricordarci che siamo a nord. Eppure qui i colori, i profumi e i linguaggi incontrati per strada fanno di tutto per distrarre e confondere il turista girovago. Così, dopo un tuffo – e non si fa soltanto per dire, visto il soggetto – in tarda mattinata nella bellissima mostra su Osiris all’Istituto Islamico, ecco arrivare la voglia di un non preventivato cous cous. La Moschea di Parigi non è lontana ed è sicuramente il posto giusto. Il restaurant-salon de thé- souk- hammam La Mosquée si trova infatti al 39 di rue Geoffroy Saint-Hilaire, nel perimetro del luogo sacro, ed è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 24.00. Aperto e frequentatissimo, a quel che ho visto, da parigini e turisti non necessariamente islamici: ragazze e signore di varie età, direi in primis. Che le razioni fossero abbondanti me l’avevano detto, e la realtà ha superato le aspettative! Ma sia il mio cous cous kefta boeuf con le verdure, che la tajine agneau, olive, citron del mio accompagnatore sono state inesorabilmente divorate fino all’ultima semola, fra gli educati bon appetit di sorridente compiacimento degli avventori dei tavoli vicini. Giusto un…

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Il Paradiso è a Caraglio

      È un orto vero quello che apre la mostra, allestito nei due grandi cortili del Filatoio Rosso di Caraglio, curato da Paolo Pejrone, con l’aiuto quotidiano sul campo (questa volta, nel senso letterale del termine) del personale dell’Associazione Marcovaldo. E che alla fine i peperoni, appetibili frutti di stagione, siano misteriosamente scomparsi proprio la vigilia dell’inaugurazione, come Pejrone stesso ha raccontato con sorridente nonchalance, non è che un’ulteriore prova di quante difficoltà e quanti imprevisti comporti la coltivazione di un orto… Ma l’orto rimarrà lì, fino a fine mostra ad autunno inoltrato, pietra di paragone reale e mutevole per strappare una riflessione in più nel confronto con quegli altri giardini, di cui rappresenta pur sempre la forma universale, pronti a raccontare, di sala in sala, il viaggio degli uomini, andata e ritorno, tra cielo e terra. Gli "Orti del Paradiso" , così si intitola la mostra pensata da Martina Corgnati, si snoda infatti lungo un non scontato percorso atemporale suddiviso per quattro tematiche: Gan Eden, l’ideale giardino – Le Quattro stagioni – Ritratti di giardini – Dal giardino alla tavola. E l’idea portante, dall’orto dei cortili ai giardini dentro le sale, è proprio quella dell’intervento mutevole e mutante del…

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A Torino è arrivato Monet

    Partiamo da quello che non c’è: qui non ci sono le Ninfee. Ovvio, non fanno parte delle collezioni del Musée d’Orsay, generoso “prestatore” d’opere, nonché prezioso collaboratore all’allestimento. Dico questo senza malizia né secondi fini, soltanto per ricordare che, fra questi quaranta capolavori in mostra alla GAM  di Torino fino al 31 gennaio 2016, manca però una parte secondo me essenziale dell’opera di Monet. In compenso (e questo fia suggel con quel che segue) c’è l’inatteso e praticamente mai visto frammento (si fa per dire, visto che misura 248 x 218 cm) di Colazione sull’erba, omaggio e sfida al suo quasi omonimo Manet. Visto che era stato lui stesso a tagliarla in tre parti, questa enorme tela, dopo quasi vent’anni di abbandono alle muffe di una cantina, nulla di dissacrante. Istruttivo invece, direi, vedere, qui, questo quadro in posizione centrale accanto a quella meraviglia compiuta del ritratto di Madame Louis Joachim Gaudibert. C’è da chiedersi se Monet sarebbe stato d’accordo sull’accostamento… A parte questa, che non è sicuramente da poco, la mostra di sorprese non ne riserva altre: paradossalmente troppo bella per emozionare davvero? Un susseguirsi di capolavori senza soluzione di continuità, che non danno tempo per riprendere fiato.…

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