Gaudenti 1971 A Torino: Per Ora Il Bis, Poi…

Gaudenti 1971 a Torino: per ora il bis, poi…

Per Torino, soprattutto a coloro che scendono alla stazione di Porta Nuova, piazza Carlo Felice rappresenta uno straordinario biglietto da visita. Ecco Gaudenti 1971 caffetteria- pasticceria–bakery, che apre i battenti sotto i portici, tra i nuovi negozi che stanno cominciando ad affiancare  quelli “storici” usciti indenni dall’ultima crisi.   Gaudenti 1971 in piazza Carlo Felice Questo nuovo Gaudenti 1971 è il “bis” della prima pasticceria, aperta appena ad agosto scorso in  corso Vittorio Emanuele, nei locali dell’ex Peyrano. In attesa del Gaudenti “ter”, che alcune voci ventilano in via Po ed altre addirittura a Milano, godiamoci ora la comodità di queste avvolgenti poltroncine blu, che insieme ai funzionali tavolini rotondi, fronteggiano il bancone “delle delizie”.     Gaudenti 1971: le delizie Nell’ordine: backery fresco di forno, zona del salato, meraviglia del dolce.Tutto raccontato, consigliato e servito dai gentilissimi - siamo a Torino, suvvia - ma soprattutto professionali ragazzi del team. E qui il vero, imperdonabile, peccato sarebbe resistere alle tentazioni. Non sia mai!         Info: Gaudenti 1971 Piazza Carlo Felice, 29 Orari: dal lunedì alla domenica 7.15 - 19 30 tel:  0115172412   Corso Vittorio Emanuele, 76 Orari: dal lunedì al sabato 7.30 - 19 00 Domenica   8…

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CRUDO BAR: Sorpresa A Barcellona

CRUDO BAR: sorpresa a Barcellona

Bella sorpresa questo Crudo bar, dal nome assai più restrittivo della sua piacevole realtà. Si tratta infatti di un ristorante di pesce, crudo e non crudo, ma anche di gradevolissime tapas e di piatti di carne. Piacevolmente sorprendente l’informale eleganza e la cortesissima accoglienza del team, giovane e preparato.   Crudo Bar: sabato grasso a Barcellona Ci siamo arrivati per caso, quando ormai la sera del sabato grasso di Barcellona, molto meno “carnascialesco” di quanto avremmo immaginato, sembrava volgere a mala parata. Locali che non accettano prenotazioni – troppo pieni o, il dubbio insorge, troppo vuoti? – qualche serranda abbassata, qualche altra insegna un po’ troppo turistica. E, all’improvviso, questa piccola oasi inaspettata.   Crudo Bar: cucina catalana Guidati dalla sorridente presenza di Victoria, nonchè dalle scoperte affinità linguistiche tra Catalano e Piemontese, abbiamo fatto le nostre scelte. Inizio assai promettente le patatas picantes al curry rojo, dal corretto equilibrio, e l’interessante titaina valenciana, piatto di tonno crudo in salsa attentamente speziata. Bella scoperta le ceviche de corvina con aji amarillo, per me inedito assaggio di fresco pesce crudo tagliato a piccoli pezzi, con la salsa a base di peperoncino giallo. Più riconoscibile, ma decisamente caratteristico, il bacalao y chips:…

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Il delizioso fritto de “La Peninsular”

  “Si mangia bene e si spende poco” : non è quasi mai vero in nessuna parte del mondo. E non lo è neanche Barcellona. Dove, come in tutte le città a forte vocazione turistica, è ancora più difficile districarsi tra i locali solo-per-turisti e quelli dove vanno anche quelli-del-posto. Noi ci abbiamo provato, chissà se ci siamo riusciti. La Peninsular: sul porto di Barcelona   Praticamente sul porto, e quindi frequentato che di più non si può – ma scopriremo presto che l’andirivieni continuo qui è nella norma – è La Peninsular che mantiene spartani arredi d’epoca. Si può mangiare – altra caratteristica comune – al bancone, osservando da vicino movimenti del cuoco e preparazione dei piatti, oppure seduti ai minuscoli tavolini, cui si arriva districandosi a fatica tra spalle e gambe degli altri avventori , che nulla faranno per agevolarvi il cammino:aspetto che scopriremo ben presto assolutamente nella norma.   La Peninsular: la paella Qui si viene soprattutto per la paella, che va rigorosamente prenotata. Ma buona parte della riuscita della serata si deve invece alla sorridente professionalità di Marta, vero punto di forza del locale. Dove, più ancora della paella, secondo noi un tantino sopravvalutata, vi sorprenderanno…

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Un Ristorante E Il Mare: Schipani Ad Albissola

Un ristorante e il mare: Schipani ad Albissola

D’ora in poi si chiamerà, semplicemente, Schipani. Tolta l’insegna de Il principe e il pirata, a due passi dal lungomare al centro di Albissola Marina, Alessandro Schipani ha messo così fine al lungo “apprendistato”auto-imposto uscendo allo scoperto. Un nome, il suo, che già cominciava a circolare nel passa-parola di turisti e dei villeggianti: non a caso infatti noi, torinesi fuori stagione, siamo venuti qua a curiosare tra i sapori dei suoi piatti. E lo abbiamo fatto, fortunato valore aggiunto, in una bella giornata di sole, di quelle che ti fanno rimpiangere di non aver scelto di vivere al mare d’inverno!     Albissola, mare d’inverno Si entra dal piccolo dehors estivo, che immette direttamente nella saletta ristorante, accolti dal sorriso della padrona di casa che ci accompagna al nostro posto. Qualche tavolo è già occupato, altri lo saranno a breve: non male per un pranzo infrasettimanale fuori stagione. Anche perché qui non esiste il menu “pranzo di lavoro”, ma un’unica Carta, con in più l’aggiunta di qualche piatto del giorno sulla lavagna all’ingresso. E davvero la scelta si fa difficile!     I piatti di Schipani Cominciamo con un ottimo calamaro polpo e capasanta spadellati in purea di patate viola…

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È A Due Passi Da Torino L’Ostu Dal Maslè

È a due passi da Torino L’Ostu dal Maslè

Stupiti di aver trovato posto di sabato sera con una telefonata dell’ultimo minuto, non sappiamo se rallegrarci o essere perplessi. Ma i nostri dubbi si dissolvono, nonostante il buio di questa fredda sera di gennaio, all’arrivo nella Frazione Mezzi Po, appena fuori Settimo Torinese. Intorno alla solida cascina, su cui la scritta Ostu dal Maslè troneggia a caratteri cubitali, si stende un parcheggio riservato, vasto quasi da far invidia a un Centro commerciale. Il nostro dubbio iniziale riprende corpo e si definisce: ohimè, locale dai grandi numeri? A questo punto non ci resta che entrare.   L’Ostu dal Maslè: una vera trattoria L’impatto è subito gradevole. Non un’unica grande sala, ma tante salette- arredi rustici e tovaglie quadrettate – comunicanti fra loro attraverso la centrale Enoteca, che funge anche da Carta dei vini “a vista” . E anche noi, dopo aver preso possesso del tavolo regolarmente riservato, siamo stati inviati ad aggirarci tra etichette e bottiglie per scegliere il nostro vino, mentre i sorridenti ragazzi del team ci sfioravano velocissimi con portate e ordinazioni. E, ora finalmente, la cena. Che ha, come vuole da 50 anni la tradizione del locale, nella carne alla brace il suo punto di forza.   Ostu dal…

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Giorgione A Castelfranco Svela Le Sue “trame”

Giorgione a Castelfranco svela le sue “trame”

“In Giorgione nulla è solo come sembra” . Forse è questo il segreto della sua arte, come afferma l’architetto Danila Dal Pos, curatrice della mostra Le trame di Giorgione, a Castelfranco Veneto fino al 4 marzo 2018. Un’originale lettura delle nascoste intenzioni dell’artista che inizia dalla Pala, il capolavoro lasciato a testimonianza di sé nella Cappella Costanzo del Duomo della sua città natale. Che si tratti di una voluta messinscena, forse di una sacra rappresentazione costruita intorno a una Madonna-contadina, lo rivela subito la pezza di velluto rosso che si srotola dal suo sostegno a formare il mantello della Vergine. E sono proprio i tessuti che compaiono nel quadro, dai velluti, alle sete alle lane, nei loro accostamenti di materie e di colori, ad assumere qui il ruolo d’indiscussi protagonisti.   Giorgione, maestro di ritratti Rimandano infatti a quelli degli abiti indossati dagli uomini e dalle donne che compaiono nei quadri in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. Saranno loro a guidarci in un viaggio, imprevedibile ma coinvolgente, che si muove sul doppio binario della storia dell’arte e della storia del tessuto per raccontare, attraverso di loro e grazie a loro, l’evoluzione del costume: quello che…

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Sant’Anna Di Valdieri, Dove C’è LaCasaregina

Sant’Anna di Valdieri, dove c’è laCasaregina

laCasaregina si chiama così in onore di una regina vera, Elena di Savoia, che a Sant’Anna di Valdieri aveva fissato la sua residenza estiva. Siamo in un piccolissimo borgo montano della Valle Gesso, in provincia di Cuneo, a pochi km dalle forse più note Terme di Valdieri, anche loro vittime incolpevoli dell’oblio del tempo che passa e delle circostanze che mutano. Ciò non toglie che Sant’Anna continui a essere un luogo bellissimo, cui anzi la solitudine dell’abbandono dopo un passato illustre non poteva che aggiungere un pizzico di fascino in più. Che infatti non ha lasciato indifferenti un gruppo di sensibili ma anche intraprendenti ragazze, che della favola interrotta dalla storia stanno provando a scrivere un inatteso finale.   laCasaregina: il luogo dell’ospitalità Nuove “reginette” hanno preso possesso degli antichi luoghi dell’ospitalità, li hanno riadattati alle esigenze di un diverso turismo, facendo del food di qualità e della ricerca della tradizione il loro punto forte. Locanda, bar, b&b, campeggio: tutto ruota intorno alla sala e alla cucina della rinata Hostaria de laCasaregina, dove certo anche la sovrana di un tempo sarebbe entrata volentieri. Io l’ho scoperta d’inverno, in questi giorni di festa che, di sicuro, hanno regalato alla tavola qualche piatto…

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Oca Fòla, Una Trattoria Da Favola

Oca Fòla, una trattoria da favola

Più che un’Oca Fòla io ricordo una “Fòla (favola) dl’Oca”, filastrocca che da bambina mi ripeteva la nonna. Due Oche diverse di sicuro: la mia è stata un’infanzia emiliana mentre dell’altra Oca so che ha zampettato a lungo tra Monferrato e Langhe. Ora è stanziale, e abita di fisso in quel di Torino, a due passi da Piazza Statuto, circondata da una miriade di ochette. Delle sue origini però si ricorda tutto e alla sua tavola lo dimostra. Ne ho avuto la prova due sere fa, a cena qui con amici- sì, lo confesso, è uno dei “miei” posti- sperimentando le ultime novità di Paola. Oca Fòla: i piatti Può essere un azzardo, ma a me è piaciuto la sua Giardiniera scomposta alla piemontese: un inedito matrimonio fra la tradizione e il tonno fresco, messo sotto sale per farne un carpaccio. Se poi volete andare sul sicuro, chiedete il Flan di cipolle al caramello su fonduta di gorgonzola e pere confit: da provare. Per il mio “primo” ho scelto io la variante, perché qui si può fare anche questo: Tajarin burro e salvia, uno dei miei piatti preferiti. In realtà in carta ci sono i Tagliolini alla carbonara piemontese, un…

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Tapas Sabaude, Parte Seconda: Piano35

Tapas sabaude, parte seconda: Piano35

La posizione più “alta” delle tapas sabaude è sicuramente quella che abbiamo incontrato al Piano35, quello che la sera illumina di luci il nuovo – e per ora unico, o quasi - grattacielo cittadino. Presentate con un sorriso come un “divertimento” del giovane chef, le tapas appartengono di diritto alla parentesi spagnola del già complesso passato professionale di Fabio Macrì, da poco alla guida di questa impegnativa cucina torinese. E a parer nostro non sfigurano davvero all’interno del menu Degustazione Piano35. Le Tapas anche al Piano35 In apertura, qui noblesse oblige, la materia prima gioca a impreziosire una indovinatissima pizzella, lardo di maiale brado e caviale Kaluga, che subito sparisce, destino ahimè dei finger food, in un solo boccone. Al contrario, nei porri bruciati, ceci, bottarga di tonno e granchio reale, è invece la semplicità della “base” di appoggio a valorizzare il gusto degli ingredienti. Oltre che, s’intende, la mano di chi li ha cucinati. E ancora tapas di sicuro nell’intenzione di divertente sorpresa sono i plin di anatra in brodo di caldarroste, accompagnati dal profumo di festa invernale delle castagne bruciate. Piano35...alla prossima Il menu prosegue, la nostra serata volge al termine. Due passi nel verde della serra bioclimatica,…

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Tapas Sabaude, Parte Prima: AFFINI

Tapas sabaude, parte prima: AFFINI

Che le tapas stiano occupando una posizione sempre più rilevante nella ristorazione torinese è un fatto. Curioso, forse, ma d’irrimediabile evidenza. Facili da mangiare –sono pur sempre un finger food- e sempre appetitose per definizione. E se poi un sapore non dovesse fare per noi, poco male: si passa al boccone successivo e il gioco è fatto.   Tapas a Torino? Ma siamo, per l’appunto, a Torino. Luogo per natura non troppo vocato al cambiamento, soprattutto quando si tratta di cibo e di tradizione: qui anche le tapas, per sopravvivere, hanno dovuto per forza adattarsi. Se non proprio tutte, almeno quelle desiderose di ottenere diritto di cittadinanza: una sorta di jus soli “di forchetta”, tanto per intenderci. Come, per esempio, succede a quelle che nascono nella cucina di AFFINI, dove è già in carta il nuovo menu di dicembre.   Le Tapas di AFFINI Qui, dove il mondo del “bere miscelato” è sempre più attento ai piatti cui si abbina – grazie a Michele e alla cucina di Jari – il nuovo menu di dicembre riserva piacevoli sorprese. Ecco la battutina di fassone con tuorlo mimosa, maionese di soia al chinotto Lurisia, ed alghe, omaggio a una tradizione che vuole scoprire…

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