CRUDO BAR: Sorpresa A Barcellona

CRUDO BAR: sorpresa a Barcellona

Bella sorpresa questo Crudo bar, dal nome assai più restrittivo della sua piacevole realtà. Si tratta infatti di un ristorante di pesce, crudo e non crudo, ma anche di gradevolissime tapas e di piatti di carne. Piacevolmente sorprendente l’informale eleganza e la cortesissima accoglienza del team, giovane e preparato.   Crudo Bar: sabato grasso a Barcellona Ci siamo arrivati per caso, quando ormai la sera del sabato grasso di Barcellona, molto meno “carnascialesco” di quanto avremmo immaginato, sembrava volgere a mala parata. Locali che non accettano prenotazioni – troppo pieni o, il dubbio insorge, troppo vuoti? – qualche serranda abbassata, qualche altra insegna un po’ troppo turistica. E, all’improvviso, questa piccola oasi inaspettata.   Crudo Bar: cucina catalana Guidati dalla sorridente presenza di Victoria, nonchè dalle scoperte affinità linguistiche tra Catalano e Piemontese, abbiamo fatto le nostre scelte. Inizio assai promettente le patatas picantes al curry rojo, dal corretto equilibrio, e l’interessante titaina valenciana, piatto di tonno crudo in salsa attentamente speziata. Bella scoperta le ceviche de corvina con aji amarillo, per me inedito assaggio di fresco pesce crudo tagliato a piccoli pezzi, con la salsa a base di peperoncino giallo. Più riconoscibile, ma decisamente caratteristico, il bacalao y chips:…

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La Mia Gricia Torinese

La mia Gricia torinese

Tutta romana, mi dicono anzi laziale, questa pastasciutta, conosciuta anche come “amatriciana senza pomodoro”: talmente buona che è divenuta subito mia di elezione. E quindi trascrivo la ricetta della Gricia nel “Quaderno”, sicura che anche la mamma sarà d’accordo. Scoperta, e mi dolgo del ritardo, soltanto durante il mio ultimo viaggio a Roma, ho fatto qualche esperimento al ritorno. Ma ogni cucina ha i suoi segreti e, soprattutto, i suoi ingredienti. Così l’ho perfezionata approfittando del recente mordi-e-fuggi romano di un amico, che si è offerto di portarmi a domicilio le “cose” giuste, comprensive di qualche dritta di osti compiacenti. Risultato stellato: due, tre, quattro…e più!   INGREDIENTI PER 2 PERSONE (vi sembra troppo abbondante? così si vuole a Roma…)   350 gr di strozzapreti 250 gr di guanciale, meglio se di Amatrice 200 gr di pecorino grattugiato: non salato e un po’ piccante. Ideale quello di Amatrice una piccola cipolla (facoltativa) una manciata di pepe nero in grani un cucchiaio di olio extra vergine di oliva sale q.b.                         PREPARAZIONE Mi scuso in anticipo con i cultori della materia, ma questa è la “mia” preparazione. In una pentola…

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Giorgione A Castelfranco Svela Le Sue “trame”

Giorgione a Castelfranco svela le sue “trame”

“In Giorgione nulla è solo come sembra” . Forse è questo il segreto della sua arte, come afferma l’architetto Danila Dal Pos, curatrice della mostra Le trame di Giorgione, a Castelfranco Veneto fino al 4 marzo 2018. Un’originale lettura delle nascoste intenzioni dell’artista che inizia dalla Pala, il capolavoro lasciato a testimonianza di sé nella Cappella Costanzo del Duomo della sua città natale. Che si tratti di una voluta messinscena, forse di una sacra rappresentazione costruita intorno a una Madonna-contadina, lo rivela subito la pezza di velluto rosso che si srotola dal suo sostegno a formare il mantello della Vergine. E sono proprio i tessuti che compaiono nel quadro, dai velluti, alle sete alle lane, nei loro accostamenti di materie e di colori, ad assumere qui il ruolo d’indiscussi protagonisti.   Giorgione, maestro di ritratti Rimandano infatti a quelli degli abiti indossati dagli uomini e dalle donne che compaiono nei quadri in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. Saranno loro a guidarci in un viaggio, imprevedibile ma coinvolgente, che si muove sul doppio binario della storia dell’arte e della storia del tessuto per raccontare, attraverso di loro e grazie a loro, l’evoluzione del costume: quello che…

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Asolo: Il “buen Retiro” Si Racconta

Asolo: il “buen retiro” si racconta

Forse non lo immaginava – ma forse sì, era pur sempre una Regina – che da lei sarebbe dipeso il futuro destino di Asolo. Perché fu proprio Caterina Cornaro, in fuga dal suo regno di Cipro, a decidere di fermarsi a vivere il suo nuovo futuro in quest’angolo dei Colli Trevigiani. Incantata, certo, dalla bellezza del paesaggio, lei, veneziana di nascita. Lo stesso panorama che ancora oggi si può ammirare dal Castello, il luogo della sua corte di ospiti-amici: Pietro Bembo, Ruzante, Giorgione…   Asolo, il buen retiro Fu così che Asolo divenne, nei secoli, punto di riferimento per artisti e letterati. E fu anche così che venne via via arricchendosi di case, palazzi, opere d’arte, incastonate senza sforzo nella dolcezza della terra veneta. Luogo privilegiato, fino a non molto tempo fa, per tutti coloro che, innamorati dell’arte nella sua accezione più vasta, qui hanno cercato accoglienza. Qui sono vissuti, tra gli altri: Robert Browning, Giosuè Carducci, Eleonora Duse, Igor Stravinsky, Ernest Hemingway…   In giro per Asolo Il mio giro per Asolo l’ho fatto in compagnia di un’asolana doc, Daiana Priarollo, che della sua appassionata e minuziosa conoscenza ha finito per fare una professione. Insieme con lei ho potuto…

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Artissima, Tra “il” Gardenia E…”il” Prosecco

Artissima, tra “il” Gardenia e…”il” Prosecco

«Tutto è partito da una vecchia bottiglia di Prosecco del ’66, un demi-sec come si usava allora, aperta e bevuta molti anni dopo. Inaspettatamente buono, con ancora molto da dire a chi avesse saputo ascoltare i suoi suggerimenti. E io, allora, ho deciso di ascoltarli». A raccontare la sua storia, e soprattutto il suo vino, è Primo Franco, titolare della cantina che porta il nome di suo padre, quella Nino Franco che ha portato nel mondo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore un chiaro messaggio di cultura enologica.   Il prosecco ad Artissima L’hanno felicemente sperimentato i numerosi visitatori di Artissima 2017 che volentieri hanno ceduto alla tentazione di sorseggiare un buon bicchiere di Prosecco mentre percorrevano in lungo e in largo i corridoi dell’Oval. Per la prima volta, infatti, nella storia dell’evento, un divertente “carrettino”, molto simile a quello dei gelatai di una volta, volteggiava per i corridoi carico di “coni” trasparenti velocemente riempiti di Brut Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG della Cantina Nino Franco.   Il Gardenia di Caluso Lo stesso Prosecco che si poteva gustare, prendendosi una pausa tra un’emozione artistica e l’altra, nei salottini sulla Lounge Vip. O, meglio ancora, abbinandolo ai piatti firmati da Mariangela Susigan, la…

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Il Ventuno.1 Di Alba: Che Sia Nata Una Stella?

Il Ventuno.1 di Alba: che sia nata una stella?

Non sarà certo il primo impatto col locale a stupirvi, questo Ventuno.1 –Ristorante e bottega di Alba, con il suo arredo minimalista un po’ troppo essenziale – una tovaglietta, anche mini, l’avrei messa sul tavolo – temperato in parte dal calore del parquet e dalle curiose composizioni alle pareti. Quando però cominceranno ad arrivare i piatti, cucinati con attenzione e, quindi, con calma, potrete forse ricredervi anche sulle scelte stilistiche dell’ambiente. Essenziali sono infatti, e questa volta lo dico in positivo, anche le presentazioni, che non nascondono con inutili fronzoli un’ottima qualità della materia prima trattata con mano sicura e felice.   La cena al Ventuno.1: parte prima Abbiamo iniziato con un’insalata di funghi porcini, che mi ha subito attirato anche per la difficoltà di reperirli in questa difficile annata. Non essendo una fanatica del “km 0”, cui preferisco di gran lungo il “km buono”, non ho indagato sulla provenienza: il piatto era ottimo, e a me tanto basta. Perfetta e con l’aggiunta di un pizzico di originalità, anche l’abbondante carne cruda di Fassona piemontese con Robiola di Roccaverano e noci, scelta dal mio alter commensale e da me prontamente assaggiata: mai fidarsi e sempre meglio verificare. Meraviglia poi, tra…

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Un bianco nella terra dei rossi: il Gavi di Broglia

Davvero non l’avrei immaginato. Uno dei più antichi vigneti piemontesi era a bacca bianca e, per la precisione, si trattava di un Gavi, anzi “del” Gavi, figlio del territorio cui deve – o forse cui ha dato?- il nome. Tanta sicurezza deriva da una testimonianza inconfutabile: un documento, datato 972 d.C. e conservato presso l’Archivio di Stato di Genova, parla già di vigneti e castagneti in località Meirana. Una tradizione ultramillenaria che continua ancora oggi, portata avanti con impegno e passione dall’Azienda Vitivinicola Gian Piero Broglia, una famiglia di imprenditori che, dal 1972, dal mondo del tessile ha scelto di passare a quello del vino. Come li ho scoperti? Nel corso di una piacevole serata al ristorante Casa Vicina, Eataly Lingotto; qui ho potuto assaggiare le “eccellenze” di Broglia servite in abbinamento a piatti appositamente pensati per l’occasione. Certo una prova d’autore anche per questo tempio della cucina piemontese, che per una sera ha dovuto rinunciare ai suoi “cavalli di battaglia”, più adatti ai grandi rossi, indiscusso vanto di queste terre! Dopo un aperitivo di benvenuto con lo spumante brut “Villa Broglia” accompagnato da originali – e appetitosi – stuzzichini, la cena ha inizio. Con un delicato baccalà mantecato all’olio…

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Museo d’Artiglieria: mi ricordo…

Un’emozione privata, per me, la visita di oggi al MUSEO STORICO NAZIONALE D’ARTIGLIERIA DI TORINO, aperto eccezionalmente il 25 e 26 marzo grazie alle Giornate del Fai di Primavera. Ne sarebbe stato contento mio padre, sottufficiale di Artiglieria da Campagna, divisione Cremona, nei suoi ultimi anni di servizio di stanza alla caserma “Morelli di Popolo” di corso Unione Sovietica. E fu proprio un Morelli di Popolo, il conte Vincenzo, che dell’Artiglieria era Comandante Generale, a convincere il re Carlo Alberto della necessità di fondare un “Museo d’Artiglieria nel Regio Arsenale di Torino”. Era il 1842 e soltanto un anno dopo il progetto andò in porto, con un intero corpo dell’Arsenale destinato allo scopo. Da allora storia e importanza del Museo sono cresciute, tanto da farne ancora oggi una delle collezioni più prestigiose e ricche d’Europa. Qui sono custoditi, oltre naturalmente ad armi e bandiere del periodo risorgimentale, molti pezzi rari: una bombarda da fuoco dell’Impero Ottomano del XV secolo, bocche da fuoco settecentesche dalle raffinate decorazioni nonchè, pezzo davvero unico, un gigantesco spadone dei Lanzichenecchi del XVI secolo. E poi molti reperti provenienti da scavi archeologici, che vanno dal neolitico al periodo longobardo, di armi da guerra e da caccia.…

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Apre a Torino l’Italia di Magnum

“….e poi, nel corridoio, il racconto della continuità delle città italiane, dove noi tutti abbiamo la fortuna di abitare”. Così il nuovo direttore di CAMERA, Walter Guadagnini, conclude la sua presentazione de L’Italia di Magnum. Da Henri Cartier-Bresson a Paolo Pellegrin, una straordinaria carrellata di oltre duecento immagini che raccontano la cronaca, la storia e il costume del nostro paese negli ultimi settant’anni. Un viaggio nel tempo, dove l’emozione –soprattutto per chi, come me, si ritrova ahimè nel ricordo – diventa sorpresa, per la capacità di penetrazione psicologica delle immagini, e riflessione sulle nostre mutate abitudini di vita. Quanto ci sfugge, del nostro passato, anche di quello che crediamo di possedere ben chiaro nel nostro personale patrimonio mentale Il “mio” percorso, forse perché anch’io l’ho visitata da poco, inizia dagli sguardi dei turisti, i primi “di massa”, che a guerra appena conclusa scoprono la Cappella Sistina: una foto di David Seymour del 1949   Per proseguire con sussiegose signore “bene” – ma sono poi cambiate di tanto?- a tu per tu con un evento irripetibile la mostra di Picasso a Milano nel 1953: le foto sono di René Burri.   Potevano mancare i “vitelloni” di Felliniana memoria? Non è Rimini ma Cesenatico negli anni…

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Perché Sanremo è Sanremo

Perché Sanremo è Sanremo

    In giro c’era già “odore di Festival” nei giorni dell’Epifania, la mia prima volta a Sanremo. In questa Italia nella morsa del gelo, Sanremo mi ha piacevolmente colpita subito per il suo microclima, che ne fa una piccola oasi per i fortunati che qui vengono a svernare. Tra loro, mi dicono, c’è sempre più “gente del profondo nord”: norvegesi, olandesi, scandinavi. Che siano loro i nuovi ricchi che ci aiuteranno a uscire dalla crisi e dai guai? Perché Sanremo, questa bella signora solo un tantino agée e, forse proprio per questo, dallo smalto leggermente impolverato, ne trarrebbe davvero un gran giovamento.   I luoghi che mi sono piaciuti? Scontato dire la Passeggiata dell’Imperatrice, con le altissime palme dono di Maria Alexandrovna, dalla prestigiosa eleganza. Così in contrasto con la dignitosa modestia della piccola chiesa ortodossa dedicata a Cristo Salvatore, lì appena a due passi, accanto all’imponente mole del Casinò. Nel suo piccolo ma curato giardinetto spiccano i busti di Vittorio Emanuele III e di sua moglie, la regina Elena, originaria del Montenegro, assidui frequentatori di Sanremo, come pure all’epoca molte altre teste coronate d’Europa. Dal sacro al profano, piacevolissima sosta all’ora di pranzo al vicino Glam, nei rinnovati…

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