La Mia Gricia Torinese

La mia Gricia torinese

Tutta romana, mi dicono anzi laziale, questa pastasciutta, conosciuta anche come “amatriciana senza pomodoro”: talmente buona che è divenuta subito mia di elezione. E quindi trascrivo la ricetta della Gricia nel “Quaderno”, sicura che anche la mamma sarà d’accordo. Scoperta, e mi dolgo del ritardo, soltanto durante il mio ultimo viaggio a Roma, ho fatto qualche esperimento al ritorno. Ma ogni cucina ha i suoi segreti e, soprattutto, i suoi ingredienti. Così l’ho perfezionata approfittando del recente mordi-e-fuggi romano di un amico, che si è offerto di portarmi a domicilio le “cose” giuste, comprensive di qualche dritta di osti compiacenti. Risultato stellato: due, tre, quattro…e più!   INGREDIENTI PER 2 PERSONE (vi sembra troppo abbondante? così si vuole a Roma…)   350 gr di strozzapreti 250 gr di guanciale, meglio se di Amatrice 200 gr di pecorino grattugiato: non salato e un po’ piccante. Ideale quello di Amatrice una piccola cipolla (facoltativa) una manciata di pepe nero in grani un cucchiaio di olio extra vergine di oliva sale q.b.                         PREPARAZIONE Mi scuso in anticipo con i cultori della materia, ma questa è la “mia” preparazione. In una pentola…

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Una Miniera Di…spumanti

Una miniera di…spumanti

“Fare il giornalista? sempre meglio che lavorare!” La battuta, fin troppo scontata, circola da tempo soprattutto fra gli addetti ai lavori. E allora che dire quando un gruppo di giornalisti – e per di più enogastronomici, la specie peggiore – va per un giorno in “viaggio di lavoro” nientemeno che in una miniera? L’incredibile evento si è verificato lunedì 2 ottobre ed ha avuto come scenario la Miniera Paola, nel cuore della Val Germanasca. Uno sparuto gruppetto di ardimentosi – e io ero fra loro – ha affrontato i disagi e i rischi della discesa nel ventre della terra, per un km e mezzo di gallerie, a bordo dell’ex trenino dei minatori. Il tutto ovviamente per una buona, anzi ottima, causa: andare in visita ai locali di invecchiamento delle bottiglie di Eli brut metodo classico de L’Autin, una giovane azienda nata appena nel 2010, ma antica per vocazione e tradizione. Figlio di uve pinot nero e chardonnay coltivate bio, sebbene ancora in attesa di prossima certificazione, questo spumante viene vinificato con il procedimento classico seguito nella Francia dello Champagne dai suoi ben più famosi fratelli d’oltralpe, pur non potendo per ragioni di legislazione condividerne il titolo. È stato quindi un semplice…

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L’Autin, La Vigna Di Casa

L’Autin, la vigna di casa

    Ci sono ricordi dell'infanzia che, al momento opportuno, tornano a galla. Così è stato per Mauro Camusso quando si è trattato di trovare il nome alla sua Azienda vinicola, nata nel 2010 dal suo desiderio di tramandare ai posteri saperi, e sapori, di una famiglia e di un territorio. Un'azienda volutamente di piccole dimensioni, che non ha la pretesa di puntare ai grandi numeri, ma quella della qualità: il vino è un bene da condividere con consumatori-amici in grado di apprezzarlo. Come nei pranzi in famiglia, quando la festa è aprire una bottiglia fatta con l'uva dell'autin, la piccola vigna dietro casa, che fin da piccoli si è imparato a conoscere, accompagnati dalla mano del nonno. I vigneti La zona è quella del Pinerolese, un territorio poco esibito dal punto di vista vinicolo, anche perché un po' soffocato dall'incombere della Langa cuneese da un lato e trattenuto, dall’altro, dalla proverbiale riservatezza delle valli valdesi. E anche il suo debutto in società è avvenuto all'insegna dell'eleganza e della discrezione, come un tempo si conveniva alle fanciulle della buona società. Le ha fatto da cornice, complice una calda serata d’inizio estate, la terrazza del torinese hotel Marriott, bella struttura d’inizio…

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Felicemente Prosecco!

Prosecco batte Champagne. Se ne parla da mesi e la conferma è arrivata in questi giorni dal centro di analisi americano Iri: non è solo una vittoria di numeri nell’export italiano ma anche nel guadagno complessivo che ne è derivato. Ne siamo tutti contenti, per il bene dell’economia nazionale, consapevoli che non sarà questo traguardo a spostare, nemmeno di un millimetro, (anzi, se possibile lo accentuerà ancora di più) il divario tra i sempre più ricchi che magari spendono in una grande etichetta più per il prestigio che l’accompagna – ve lo ricordate il Richard Gere di Pretty women? – che per il piacere che ne ricavano, e quelli che, pur di bere “bollicine” semplicemente si accontentano. Dico questo perché, come ben sanno tutti gli amanti del vino, se è vero che una grande bottiglia spesso può costare molto cara, questo non avviene sempre e, soprattutto, non necessariamente. Dipende. Da tanti fattori: complessi, diversi tra loro, oggettivi e soggettivi e quindi talora sfuggenti. Però dipende. Il Prosecco, per esempio, potrebbe proprio essere la buona occasione per tentare finalmente un serio lavoro di conoscenza del vino rivolto ai giovani, che ne sono i principali fruitori, e – perchè no? – anche…

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Pertois-Lebrun, uno champagne a Cramant

Ne ho assaggiati, di champagne. Non un’enormità – non sono una degustatrice professionista– ma un certo qual numero sì. E comunque abbastanza da costruire il mio gusto fai-da-te: sarà banale dirlo, ma è certo meglio il brut, dal fresco impatto minerale, con appena una punta di miele che si trascina nel retrogusto. Ma, soprattutto, meglio che nasca blanc de blanc. A quest’ultima conclusione sono arrivata proprio qui, tra i vigneti che da Épernay salgono alla Montagna di Reims, in questa piccola-grande Cramant, cuore della Côte de Blancs. È stato, come spesso accade per i segni del destino, dovuto a un imprevisto il mio fortunato incontro con madame Françoise, che nella sua Maison Pertois-Lebrun accolse allora con cortesia quegli sbadati visitatori sens réservation: errore non perdonabile da queste parti, dove tutti gli appuntamenti si fissano inesorabilmente en avant! Già al primo assaggio, nella mia testarda ingenuità da italienne amante dei rossi corposi, non volevo arrendermi di fronte all’evidenza. Possibile che fosse davvero figlio di uno chardonnay quel vino capace di una così potente eleganza? Perché nulla aveva in realtà da spartire con gli sbiaditi esiti che, partendo dallo stesso vitigno, mi avevano spesso deluso in patria. Era questo il motivo che…

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Domaine Pansiot, un bicchiere di Borgogna

    Il mio primo Hautes Côtes de Nuits firmato Eric Pansiot l’ho bevuto una sera d’estate di qualche anno fa in un simpatico locale di Beaune di cui purtroppo – me ne rammarico, ma capita anche a me – non ricordo più il nome. Era la mia prima volta anche di escargot à la bourguignonne – altro felicissimo incontro – e l’abbinamento col vino proposto dal patron risultò così riuscito da decidere, seduta stante, di andare subito a conoscerne il produttore. Di un buon bourgogne la mia cantina aveva giusto bisogno. Corgoloin, il paese del Domaine Pansiot, si trova tra Beaune e Nuit St. Geoges, nel cuore della Côte de Nuits, a un soffio dal Clos de Vougeot e dei suoi Grand Crus classés. Il vantaggio, secondo me, di questi piccoli terroir a fianco dei grandi nomi, dove predominano le Appellations Régionales e quelle Communales, è che sono coltivati in prevalenza da récoltants-proprietaires, come si dice da queste parti. In altre parole, a differenza di quello che succede nei Grand Crus della mitica Côte d’Or, ormai proprietà di multinazionali che poco o nulla hanno a che fare con le tradizioni locali, nelle mani di gente del posto, che in questi…

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Mai dire mai: elogio di uno Syrah

Bevuto ieri sera in una splendida cena casalinga, dopo averlo scelto tra quello che offre al momento la mia cantina per accompagnare uno dei miei piatti più amati: tajarin al burro con grattata di tartufo. Il tartufo - mi riferisco naturalmente a quello bianco, il nobile Tuber magnatum  Pico - non è il massimo in questo autunno del 2014, e questo già lo sapevo. Profumatissimo, non si rivela poi all’altezza di quello che il suo bouquet sembra promettere. Ma sempre tartufo è, arrivato da fonte sicura e conservato con tutti i crismi. A questo piatto si sposa benissimo la Barbera, dice la tradizione. Meglio ancora se giovane, dicono alcuni. Meglio ancora se di Alba, dicono altri. Per una volta mi sono sottratta alle regole ho voluto sfidare la sorte regalandomi un abbinamento a sorpresa. A patto, però, che la sorpresa fosse bella. Francia, Regione de la Rhône-Alpes, dipartimento di Drôme: Tain l’Hermitage. Piccolo gioiello, scoperto per caso lo scorso giugno di ritorno da una vacanza in Bretagna. Oltre a quello con bellezza della natura – immerso nel verde, traversato dal fiume - che ne fa un luogo da vacanza tranquilla e un tantino d’élite, piacevolissimo è stato l'incontro con la…

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