Bonzano Vini – Tenuta Della Mandoletta
Bonzano Vini – Tenuta Della Mandoletta Bonzano Vini – Particolare Della Meridiana, Tenuta Della Mandoletta Bonzano La Mandoletta LR 92 Bonzano La Mandoletta LR 96 015 La Famiglia Bonzano E Donato Lanati 011 Bonzano Vini Preview Expo Y4A8121

Bonzano: vigne e vini del Monferrato

“Abbiamo fatto vini territoriali, che piacciono perché sono “a misura d’uomo”, esattamente come il Monferrato, una terra che amo da sempre”. Lo ha detto Donato Lanati, l’enologo che i fratelli Enrico, Stefano, Massimo Bonzano hanno scelto perché li aiutasse a “fare” il vino. Il loro vino. Quello che hanno deciso di far nascere dalla terra che circonda la Tenuta La Mandoletta, la casa dove abitano, tutti insieme con le loro famiglie, sulle colline che circondano Casale Monferrato. Un progetto nato nel 2011 con l’impianto delle vigne e che ora vede il suo primo compimento.   Monferrato: un territorio vocato   Il Monferrato. Che per i fratelli Bonzano è il luogo del cuore e che per Lanati, lombardo di nascita ma piemontese, anzi monferrino, d’adozione, è il luogo della scoperta: “Sono affascinato dal Monferrato e ci vivo convinto da oltre quarant’anni perché è un territorio che ogni giorno dà qualcosa di positivo. Qui l’agricoltura è a misura d’uomo e percorrendo una qualsiasi strada di campagna si scopre un paesaggio dolce che a ogni curva regala alla vista una nuova emozione”. Monferrini dunque, e a misura d’uomo, non per caso ma per scelta sono i vini che abbiamo degustato in anteprima, e…

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Il Dolcetto, Questo Sconosciuto… Ma Non A Montelupo Albese

Il Dolcetto, questo sconosciuto… ma non a Montelupo Albese

È lui, il piemontesissimo Dolcetto, il vino che esprime al meglio il senso delle radici contadine e vignaiole di questa terra. Diffuso con ben tredici denominazioni d’origine in sei diverse zone di produzione, tutte comprese in quelle Langhe ormai così note in tutto il mondo da quando l’Unesco le ha riconosciute Patrimonio dell’Umanità. Eppure, eppure… al di fuori dei confini della Regione, appena “varcato il Ticino” tanto per intenderci, il Dolcetto diventa un illustre sconosciuto. Complice forse il nome, da cui nasce l’equivoco. Perché il Dolcetto non è affatto un vino dolce, ma semplicemente quello che viene da un dussett , un piccolo dosso, un “dolce declivio” , su cui un tempo si coltivavano le viti di famiglia, con cui fare il vino di casa. E quindi la scommessa del Dolcetto, giovane vino nonostante il suo lungo e nobile passato, è appena cominciata e ora si prepara ad affrontare nuovi mercati.   Montelupo Albese: la scommessa del Dolcetto Una scommessa che sta portando avanti con determinazione un gruppo di produttori di Montelupo Albese, un pugno di case tra le vigne a due passi da Alba. Matteo Destefanis, Teresio Brangero, Claudio Giachino, Giorgio Sobrero, Raffaella e Maurizio Marello hanno scelto di…

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Ca D’Or Wine: Una Cantina In Franciacorta

Ca d’Or Wine: una cantina in Franciacorta

“Avere un ottimo vino è importante, anzi indispensabile, ma non sufficiente. Bisogna sapersi distinguere nell’eleganza perché cosi vuole la tradizione”. La convinta affermazione è di Stefano Rangoni, il giovane titolare di  Ca' d'Or Wine, azienda vitivinicola a Borgo Santa Giulia, tra le colline moreniche del Lago d’Iseo in Franciacorta. Una nobiltà che, a partire dal ricordo delle aristocratiche origini veneziane – la corona sul marchio aziendale – ha elaborato il progetto entro cui far crescere lo sviluppo dei propri vini.   Ca’ d’Or interpreta la Franciacorta Bollicine, innanzitutto. Perché questa è la vocazione natale della Franciacorta; e anche perché questo è l’unica arma con cui combattere alla pari, sul mercato delle bubbles, la concorrenza sempre più agguerrita delle confinanti colline del prosecco. Ed ecco la sequenza che Stefano, come un antico cerimoniere, ha scelto per dilettare i suoi ospiti, in un crescendo ben orchestrato di profumi e sapori.   Ca’ d’Or: bollicine, bollicine… Dal solido Blanc de Blancs millesimato 2016, che si affina tranquillamente in bottiglia; .all’emozionante - il più simile ai “francesi” d’Oltralpe- brut Noble Cuvée dai complessi profumi; fino al setoso Satèn, dai profumi di frutta gialla; per concludere col fresco e fruttato Noble Rosé, dall’antico color rosa…

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Alla Scoperta Dei Tesori Del Nizza

Alla scoperta dei Tesori del Nizza

Mappa alla mano e scarponi ai piedi, sfidando impavidi l’improvvida neve di febbraio, eccoci qui anche noi, alla scoperta dei cru del Nizza Docg. Guida migliore non potremmo avere, visto che sul pulmino che percorre cautamente i crinali delle colline – ebbene sì, lo confesso, siamo motorizzati – c’è Alessandro Masnaghetti, che della mappa è ideatore nonché brillante esecutore materiale. Ma facciamo un passo indietro…   2014: nasce il Nizza È stato nel 2002 che alcuni produttori di una sottozona della Barbera Superiore d'Asti – un territorio del Monferrato comprendente 18 comuni – hanno deciso di associarsi a rappresentare una denominazione a se stante, con caratteristiche proprie. Una scelta coraggiosa, già compiuta con successo a suo tempo dai vigneron d’Oltralpe, quella dell’identificazione vino-territorio, con l’obiettivo di facilitarne l’immediata riconoscibilità. A testimonianza del legame indissolubile tra il prodotto finale e la terra da cui proviene. Una tenacia che ha finalmente visto il suo riconoscimento sull’etichetta delle prime bottiglie: dall’annata 2014 è ufficialmente nato il Nizza DOCG.   I numeri del Nizza Una scelta cui il tempo ha dato ragione. Nel triennio 2015-2017 gli ettari vitati iscritti all'albo della Docg Nizza sono aumentati del 50%, ogni anno, arrivando intorno ai 200 ettari: meno…

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La Mia Gricia Torinese

La mia Gricia torinese

Tutta romana, mi dicono anzi laziale, questa pastasciutta, conosciuta anche come “amatriciana senza pomodoro”: talmente buona che è divenuta subito mia di elezione. E quindi trascrivo la ricetta della Gricia nel “Quaderno”, sicura che anche la mamma sarà d’accordo. Scoperta, e mi dolgo del ritardo, soltanto durante il mio ultimo viaggio a Roma, ho fatto qualche esperimento al ritorno. Ma ogni cucina ha i suoi segreti e, soprattutto, i suoi ingredienti. Così l’ho perfezionata approfittando del recente mordi-e-fuggi romano di un amico, che si è offerto di portarmi a domicilio le “cose” giuste, comprensive di qualche dritta di osti compiacenti. Risultato stellato: due, tre, quattro…e più!   INGREDIENTI PER 2 PERSONE (vi sembra troppo abbondante? così si vuole a Roma…)   350 gr di strozzapreti 250 gr di guanciale, meglio se di Amatrice 200 gr di pecorino grattugiato: non salato e un po’ piccante. Ideale quello di Amatrice una piccola cipolla (facoltativa) una manciata di pepe nero in grani un cucchiaio di olio extra vergine di oliva sale q.b.                         PREPARAZIONE Mi scuso in anticipo con i cultori della materia, ma questa è la “mia” preparazione. In una pentola…

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Una Miniera Di…spumanti

Una miniera di…spumanti

“Fare il giornalista? sempre meglio che lavorare!” La battuta, fin troppo scontata, circola da tempo soprattutto fra gli addetti ai lavori. E allora che dire quando un gruppo di giornalisti – e per di più enogastronomici, la specie peggiore – va per un giorno in “viaggio di lavoro” nientemeno che in una miniera? L’incredibile evento si è verificato lunedì 2 ottobre ed ha avuto come scenario la Miniera Paola, nel cuore della Val Germanasca. Uno sparuto gruppetto di ardimentosi – e io ero fra loro – ha affrontato i disagi e i rischi della discesa nel ventre della terra, per un km e mezzo di gallerie, a bordo dell’ex trenino dei minatori. Il tutto ovviamente per una buona, anzi ottima, causa: andare in visita ai locali di invecchiamento delle bottiglie di Eli brut metodo classico de L’Autin, una giovane azienda nata appena nel 2010, ma antica per vocazione e tradizione. Figlio di uve pinot nero e chardonnay coltivate bio, sebbene ancora in attesa di prossima certificazione, questo spumante viene vinificato con il procedimento classico seguito nella Francia dello Champagne dai suoi ben più famosi fratelli d’oltralpe, pur non potendo per ragioni di legislazione condividerne il titolo. È stato quindi un semplice…

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L’Autin, La Vigna Di Casa

L’Autin, la vigna di casa

    Ci sono ricordi dell'infanzia che, al momento opportuno, tornano a galla. Così è stato per Mauro Camusso quando si è trattato di trovare il nome alla sua Azienda vinicola, nata nel 2010 dal suo desiderio di tramandare ai posteri saperi, e sapori, di una famiglia e di un territorio. Un'azienda volutamente di piccole dimensioni, che non ha la pretesa di puntare ai grandi numeri, ma quella della qualità: il vino è un bene da condividere con consumatori-amici in grado di apprezzarlo. Come nei pranzi in famiglia, quando la festa è aprire una bottiglia fatta con l'uva dell'autin, la piccola vigna dietro casa, che fin da piccoli si è imparato a conoscere, accompagnati dalla mano del nonno. I vigneti La zona è quella del Pinerolese, un territorio poco esibito dal punto di vista vinicolo, anche perché un po' soffocato dall'incombere della Langa cuneese da un lato e trattenuto, dall’altro, dalla proverbiale riservatezza delle valli valdesi. E anche il suo debutto in società è avvenuto all'insegna dell'eleganza e della discrezione, come un tempo si conveniva alle fanciulle della buona società. Le ha fatto da cornice, complice una calda serata d’inizio estate, la terrazza del torinese hotel Marriott, bella struttura d’inizio…

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Felicemente Prosecco!

Prosecco batte Champagne. Se ne parla da mesi e la conferma è arrivata in questi giorni dal centro di analisi americano Iri: non è solo una vittoria di numeri nell’export italiano ma anche nel guadagno complessivo che ne è derivato. Ne siamo tutti contenti, per il bene dell’economia nazionale, consapevoli che non sarà questo traguardo a spostare, nemmeno di un millimetro, (anzi, se possibile lo accentuerà ancora di più) il divario tra i sempre più ricchi che magari spendono in una grande etichetta più per il prestigio che l’accompagna – ve lo ricordate il Richard Gere di Pretty women? – che per il piacere che ne ricavano, e quelli che, pur di bere “bollicine” semplicemente si accontentano. Dico questo perché, come ben sanno tutti gli amanti del vino, se è vero che una grande bottiglia spesso può costare molto cara, questo non avviene sempre e, soprattutto, non necessariamente. Dipende. Da tanti fattori: complessi, diversi tra loro, oggettivi e soggettivi e quindi talora sfuggenti. Però dipende. Il Prosecco, per esempio, potrebbe proprio essere la buona occasione per tentare finalmente un serio lavoro di conoscenza del vino rivolto ai giovani, che ne sono i principali fruitori, e – perchè no? – anche…

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Pertois-Lebrun, uno champagne a Cramant

Ne ho assaggiati, di champagne. Non un’enormità – non sono una degustatrice professionista– ma un certo qual numero sì. E comunque abbastanza da costruire il mio gusto fai-da-te: sarà banale dirlo, ma è certo meglio il brut, dal fresco impatto minerale, con appena una punta di miele che si trascina nel retrogusto. Ma, soprattutto, meglio che nasca blanc de blanc. A quest’ultima conclusione sono arrivata proprio qui, tra i vigneti che da Épernay salgono alla Montagna di Reims, in questa piccola-grande Cramant, cuore della Côte de Blancs. È stato, come spesso accade per i segni del destino, dovuto a un imprevisto il mio fortunato incontro con madame Françoise, che nella sua Maison Pertois-Lebrun accolse allora con cortesia quegli sbadati visitatori sens réservation: errore non perdonabile da queste parti, dove tutti gli appuntamenti si fissano inesorabilmente en avant! Già al primo assaggio, nella mia testarda ingenuità da italienne amante dei rossi corposi, non volevo arrendermi di fronte all’evidenza. Possibile che fosse davvero figlio di uno chardonnay quel vino capace di una così potente eleganza? Perché nulla aveva in realtà da spartire con gli sbiaditi esiti che, partendo dallo stesso vitigno, mi avevano spesso deluso in patria. Era questo il motivo che…

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Domaine Pansiot, un bicchiere di Borgogna

    Il mio primo Hautes Côtes de Nuits firmato Eric Pansiot l’ho bevuto una sera d’estate di qualche anno fa in un simpatico locale di Beaune di cui purtroppo – me ne rammarico, ma capita anche a me – non ricordo più il nome. Era la mia prima volta anche di escargot à la bourguignonne – altro felicissimo incontro – e l’abbinamento col vino proposto dal patron risultò così riuscito da decidere, seduta stante, di andare subito a conoscerne il produttore. Di un buon bourgogne la mia cantina aveva giusto bisogno. Corgoloin, il paese del Domaine Pansiot, si trova tra Beaune e Nuit St. Geoges, nel cuore della Côte de Nuits, a un soffio dal Clos de Vougeot e dei suoi Grand Crus classés. Il vantaggio, secondo me, di questi piccoli terroir a fianco dei grandi nomi, dove predominano le Appellations Régionales e quelle Communales, è che sono coltivati in prevalenza da récoltants-proprietaires, come si dice da queste parti. In altre parole, a differenza di quello che succede nei Grand Crus della mitica Côte d’Or, ormai proprietà di multinazionali che poco o nulla hanno a che fare con le tradizioni locali, nelle mani di gente del posto, che in questi…

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